domenica 24 febbraio 2013

Maus: Storia di un sopravvissuto


Titolo originale: Maus: A Survivor's Tale
Autore: Art Spiegelman
Traduzione: Previtali C.
Casa Editrice: Einaudi
Formato: Brossurato, 292 pagine b/n
Prezzo: € 17

Si dice che Maus sia  la più famosa graphic novel di tutti i tempi. Fu subito ben accolto sia da critica sia dal pubblico e tradotto in oltre 20 lingue. Maus ha ricevuto i più importanti riconoscimenti internazionali nell'ambito del mondo fumettistico ed oltre.
Si tratta di una delle più riuscite opere dell’Olocausto ove appunto i personaggi dell'opera non sono rappresentati in forma umana; Maus infatti si avvale di metafore e a ciascuna posizione sociale Spiegelman assegna un aspetto animale; ed è secondo questo principio che i protagonisti, gli ebrei perseguitati, sono rappresentati da dei topi (“Maus” in lingua tedesca significa infatti "topo"). Di conseguenza,  i nazisti hanno l’aspetto di gatti; i francesi diventano rane, i polacchi maiali, gli americani sono invece i cani che hanno la meglio sui tedeschi.  

Maus è l’impressionante storia di Vladek Spiegelman,ebreo sopravvissuto all’Olocausto. La vita di Vladek è stata dolorosamente segnata: molti parenti sono morti per mano dei nazisti, persino il suo primo figlio e sua moglie Anja, la quale ha condiviso con lui gli orrori della persecuzione, si è suicidata senza lasciare spiegazioni anni dopo la fine della guerra. Sono rimasti lui e Art, suo figlio, un disegnatore che cerca di trovare un punto d’incontro con suo padre e decide di farsi raccontare ciò che ha vissuto durante la guerra per poterne scrivere un libro. In cuor suo Art spera che con questo libro potrà dare un senso al rapporto con quell’uomo così diverso da lui. Padre e figlio hanno infatti diversi modi di vedere le cose: il padre è un sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, ha vissuto l’orrore della guerra sulla propria pelle, è perseguitato dal suo passato ed è un padre e un marito tirchio, burbero ma anche parecchio scaltro; invece il  figlio, cresciuto nella pacifica New York degli anni sessanta è di mentalità più aperta e pende dalle sue labbra ma, allo stesso tempo, non riesce a capire il padre fino in fondo.
L’umorismo di Maus nasce dalle peripezie del quotidiano, dai contrasti tra padre e figlio. La commozione scaturita dalle memorie del passato,narrate con accento est-europeo del padre Vladek, è notevole: questi topi ,talmente indaffarati a ricomporre i pezzi di quel puzzle contorto che oramai rappresenta le loro vite, fanno immedesimare il lettore,lo commuovono,lo struggono. Maus ci offre uno spaccato di vita familiare e ci mostra anche quanto il dolore di un uomo e di un intero popolo impedisce di cancellare i ricordi di un agghiacciante trascorso. 
Il segno di Spiegelman si amalgama ai toni e al significato della storia. L’espressività del tratto è sorprendente ed emozionante. Fotografie d’epoca, mappe, pagine di precedenti fumetti all’interno di Maus si miscelano a un’inchiostrazione dura, angosciante e opprimente, fa male agli occhi non perché è orrenda, piuttosto perché trasmette l’orrore. Quando l’estate di tre anni vidi esposto Maus in un’edicola di Torino, già avevo sentito parlare di Spiegelman e della sua opera più grande. E quando finii di leggere Maus mi sentii svuotata e riempita allo stesso tempo,perché stiamo parlando di una,due,mille,milioni di storie che dilaniano e rinnovano l’anima di chi legge. Consiglio vivamente a tutti di leggere Maus, perché ostinarsi a non leggerlo è una grave mancanza. Il vero potere risiede nella conoscenza e se credete che gli orrori dei lager siano finiti quel giorno ad Auschwitz il 27 Gennaio dell'anno 1945 vi sbagliate di grosso.