martedì 21 marzo 2017

Ne uccide più la lingua che la spada...

Le parole possono uccidere la parte più fragile di una persona e non tutti abbiamo i giusti strumenti per difenderla. Siamo esseri vulnerabili e anche se le parole non arrivano subito alla parte più fragile di una persona, loro restano in agguato nel buio finchè...


“Non ti impegni abbastanza!”
“Staresti meglio se solo ti sforzassi un po' di più!” 
“Tutti hanno dei problemi...” 
C’è gente che sta peggio di te!”
“Dovresti reagire come ho fatto io quella volta…”
Sono stato depresso anch’io, che credi!” 
“Non ti vergogni a stare tutto il giorno a casa mentre gli altri lavorano?” 
“E' tutto nella tua testa... Pensa positivo!”  
“Non posso vederti così giù!” 
“Perché ti preoccupi tanto?”
“Non vuoi sentirti meglio?”  
 


Anche se dette a fin di bene, queste sono cose da non dire a una persona che soffre di depressione perchè non fanno che aggravare la situazione; in qualche modo la fanno sentire ancora più responsabile e colpevole della sua malattia.

Invece le persone depresse non scelgono di essere tristi o pessimiste. Non riconoscere la gravità della malattia significa minimizzarne la sofferenza.  
A tutti piace parlare di se stessi, raccontare come sono stati bravi a superare i momenti tristi della vita, mostrare empatia con chi dice di stare male ma in realtà la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che si prova a essere depressi.

Dire cose come
“Quando hai bisogno, io ci sono.” 
non basta. Quando ci mostriamo disponibili, dobbiamo passare ai fatti e aiutare chi amiamo nel concreto. Sapere che qualcuno è lì per te è molto importante ma di parole false una persona depressa non sa che farsene, se non usarle contro se stessa. 
E' infatti tipico di una persona depressa rimuginare: ripensare continuamente a eventi spiacevoli, tormentarsi ricordando di come particolari episodi avrebbero potuto svolgersi in modo diverso. Si resta schiavi di un passato che non si riesce a superare, ci si fissa su qualcosa che fu, su ciò che qualcuno ha detto e su cosa possa significare.
Per una persona estranea al problema è difficile comprendere l'entità della malattia; una persona che non ha mai sofferto di depressione fà sinceramente fatica a considerare la depressione come qualcosa che non dipende dalla volontà.

lunedì 20 marzo 2017

Hopelessness Depression

"Lavoro è vita, e senza quello esiste solo paura e insicurezza. " John Lennon

Il lavoro è un bisogno essenziale. Sentirci capaci di fare qualcosa che gli altri apprezzano riempe di significato la nostra vita e ci rende più consapevoli e responsabili. Chi ha un lavoro può permettersi di programmare il proprio futuro e migliorare le proprie condizioni di vita. Dimostrare sul posto di lavoro, agli amici e ai familiari le nostre capacità ci permette di essere più forti e di superare molte delle nostre paure, fra le quali fallire e morire. Il lavoro dà potere, emancipa. 
Ma quando una persona il lavoro non riesce a trovarlo o l'ha perduto? Nè più nè meno vorrebbe dissolversi, sparire.


Avete mai sentito parlare della Hopelessness Depression? Chi pensa di non essere in grado di far nulla per modificare la sua situazione sfavorevole, chi non pensa che ciò che desidera possa verificarsi, chi è convinto di non poter evitare ciò che lo preoccupa maggiormente, soffre di questa forma di depressione. Chi soffre in questo modo ha perso la speranza ed è succube della più nera disperazione. 

Che si tratti di un disturbo evidente o meno, la gravità varia da individuo a individuo ma vi assicuro si tratta di un veleno potente davvero difficile da smaltire.
Purtroppo non esiste nessun prelievo, nessuna radiografia in grado di evidenziare uno stato di depressione, quindi per chi non ha studiato il fenomeno è difficile capire quando abbiamo a che fare con una vera e propria patologia e non di uno stato d’animo o di un sentimento passeggero.
Un errore comune è banalizzare le cause e dare la colpa alla troppa stanchezza, ai problemi in famiglia o allo stress. Ma chi non ha di queste preoccupazioni? Allora se così fosse allora saremmo tutti depressi! 
Considerare chi soffre di depressione una persona semplicemente triste, pigra, debole di carattere o incapace di reagire alle difficoltà peggiora i sensi di colpa e la frustrazione, riduce la già bassa autostima, aumenta il senso di solitudine e la sensazione di non essere compresi aggrava lo stato di sofferenza di chi già sta male.  Accettare che la depressione sia una malattia come tante altre, anche se con sintomi non visibili ed in alcuni casi difficili da comprendere, rappresenta quindi il primo vero aiuto per chi ne soffre.